Maratona di Roma 2012

pubblicato 27 mar 2012, 11:56 da Web Administrator   [ aggiornato in data 27 mar 2012, 11:59 ]
di Fabrizio Grisoli

Domenica mattina, 7 e 30 appuntamento alla metro (primo vagone). Arrivo lì con un anticipo bestiale: aspetto Lupo Ferito che arriva da tre fermate prima, ma sono troppo in anticipo e mentre aspetto passano decine di runners. Quando arriva Lupo Ferito quasi non lo vedo e lui è distratto come al solito: ci "becchiamo" per miracolo, cominciamo bene.

La metro è piena di pettorali, tante speranze, mille aspettative. Ci siamo tutti allenati per mesi per questa mattinata; la città è pronta in tutto il suo splendore. A pensarci dopo, anche troppo pronta, vista una primavera troppo puntuale.

Io e Lupo Ferito corriamo per i bambini di Huaycan, ci tengo a fare bella figura; come se ce ne fosse bisogno. L'ingresso in gabbia è degno del gladiatore, con il Colosseo ed i Fori Imperiali. Il clima è caldissimo, tra chi si abbraccia, chi è vestito in modi improponibili e chi aspetta solo lo sparo.

La partenza è da centro commerciale nei giorni di festa: non si vede la strada. Sembra si stia facendo una passeggiata e per un paio di chilometri non si riesce a correre. Poi lentamente prendiamo il passo, ognuno col suo ritmo, ognuno coi suoi pensieri. Qualcosa non va, sento le pulsazioni troppo alte, anche se vado piano: provo a scacciare i cattivi pensieri e mi guardo intorno.

La svolta in via della Conciliazione è da togliere il fiato, ma forse non è solo il Cupolone! Fa caldo, non ci siamo. Alla mezza maratona ho capito che non è aria; comincio a parlarmi: "andiamo a casa, non ha senso". "Insisti ed impara qualche cosa da questa esperienza, e poi pensa ai bambini in Peru".

La forza esercita una grande influenza sulle menti deboli, diceva qualcuno, ma viceversa una mente debole spreca molta forza, ed oggi la mia mente è molto debole. Sento dolori ovunque, non riesco a correre ed allora faccio un po' il turista, ma voglio tornare al Colosseo e godermi quegli ultimi metri.

Ci riesco dopo un tempo che mi sembra infinito, ma mi godo alcuni dei posti più belli del monto: piazza Navona, via del Corso, piazza di Spagna e Fontana di Trevi. Finalmente ci siamo, Circo Massimo vuol dire che è quasi finita, ed improvvisamente mi dispiace quasi che sia così. Scendo giù, di nuovo verso i Fori Imperiali a prendere la medaglia, ma la mente pensa già alla rivincita: questa la porto a casa, ma non finisce qui.

Arriverderci Roma. 

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